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Ferrari 330 LMB Fantuzzi

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La pepita d'oro

Quello della prima Ferrari d’oro è un vero romanzo: un appassionato acquista una Ferrari da corsa e la porta da Medardo Fantuzzi. Questi lascia intatta la meccanica e crea una nuova carrozzeria, verniciata d’oro. La nuova Ferrari partecipa a due film per poi tornare a Modena per “ripristinare” la vecchia auto da competizione. La carrozzeria d’oro, allora, finisce su un altro telaio...

di Alvise-Marco Seno

 

Nell’epoca della grande industrializzazione le fuoriserie non hanno più lo spazio che era loro dedicato anni addietro, quando l’auto come prodotto d’elite era davvero la risultante di un lavoro artigiano grandioso. Oggi si riesce ad accedere a un certo tipo di unicità attingendo a liste di accessori talmente vaste da rendere difficile creare due auto uguali. Il problema è che, sotto-sotto, le auto di oggi,  sono un po’ tutte uguali uscendo tutte da una stessa grande mano: quella della catena di montaggio. Pochi, oggi, quelli che hanno il coraggio di osare e di creare auto veramente speciali che professino il vero paradigma dell’unicità: la Ferrari P540 Superfast Aperta, la Maserati Bellagio (AutoDigest n.44) o la Ferrari 575 GTZ creata da Zagato su base 575M Maranello sono i pochissimi fulgidi esempi di un’arte quasi scomparsa.
In passato, quando tutto era permesso, le possibilità di realizzare una fuoriserie erano molteplici. C’era solo l’imbarazzo della scelta: da chi vado? Touring? Vignale? Pininfarina? Zagato? Figoni e Falaschi? Non c’è problema: i migliori battilastra europei (e gli italiani erano i migliori) potevano creare qualsiasi cosa. Via la carrozzeria originale ed ecco, con una nuova livrea, un’auto diversa, creata a gusto del suo proprietario.

 

TUTTE LE VICENDE DELLA 330 LMB FANTUZZI, LA STORIA E LA DESCRIZIONE TECNICA SUL NUMERO 56 DI AUTODIGEST

 
 Foto: Maggi & Maggi